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Consigli per la preparazione
di Paolo Franceschetti

Il concorso notarile. Verità e leggenda

La verità.

Il concorso notarile è il concorso più difficile per un laureato in giurisprudenza. Ciascun candidato, prima di superarlo, lo affronta in media tre volte. In realtà, statisticamente parlando, è decisamente più difficile superare il concorso per la magistratura militare, o quello per diventare avvocato dello stato, ma solo perché in questi ultimi il numero dei posti a disposizione è molto basso.

Ad ogni concorso vengono messi in palio sempre 100/300 posti, a fronte di un numero di concorrenti tutto sommato relativamente basso (se raffrontato a quello di altri concorsi): circa 5000 persone, contro le 10.000 di un concorso in magistratura, o le decine di migliaia di altri concorsi pubblici minori.

A questo punto, ci si può domandare da dove deriva la difficoltà di questo concorso. A nostro giudizio è dovuta a tre fattori:

1) è richiesta una preparazione in diritto civile che non ha uguali in qualunque altro concorso pubblico; può tranquillamente affermarsi che tale materia deve essere conosciuta a livello quasi monografico. Inoltre, bisogna avere presenti cenni di diritto urbanistico, tributario e legislazione notarile;

2) le tre prove scritte sono difficilissime; nelle sette ore previste per la prova scritta (contro le otto del concorso in magistratura o dell'esame per avvocato) al candidato non è richiesto solo di trattare alcuni argomenti di parte teorica, ma anche di redigere un atto notarile, spesso di notevole complessità. In pratica il tempo a disposizione per completare la prova è pochissimo e non rimane molto spazio per riflettere; quindi, se si vuole vincere il concorso, oltre ad essere dotati di una solida preparazione, occorre acquisire molta sicurezza e scrivere molto velocemente;

3) il notevole investimento di tempo e denaro. Preparare il concorso notarile significa preventivare un minimo di tre anni di studio intensissimo, e una spesa notevole (nell'ordine di qualche milione) per libri ed eventuali scuole. Questo, nonostante sia un fattore sottovalutato, è tutto sommato uno di quelli che contribuiscono maggiormente alla selezione naturale che avviene in questo concorso.

Le leggende

Attorno a questo concorso circolano leggende incontrollate.

Una delle prime di cui conviene occuparci è quella secondo cui è difficile trovare un notaio disposto ad accettare un praticante che non conosce. In realtà non è affatto così. Esistono tantissimi notai disponibili, i quali accettano volentieri nuovi praticanti, anche perché non possono dimenticare che loro stessi non sarebbero mai diventati notai se qualcuno non li avesse accolti nel proprio studio. Se non conoscete alcun notaio, quindi, vi consigliamo di andare di persona negli studi della vostra città (o in quelli di un paese vicino, dove spesso i notai sono meno impegnati e avranno più tempo per ricevervi) e chiedere di poter iniziare la pratica.

In alternativa, potete rivolgervi al consiglio notarile della vostra città, chiedendo se vi possono segnalare notai disposti ad accettare un praticante. Al consiglio notarile di Roma, ad esempio, troverete un ambiente disponibile e un impiegato straordinario, che si chiama Ianicali, che vi aiuterà certamente nella ricerca. Molti praticanti (e molti notai) di Roma e provincia si ricordano di lui, per essere stati consigliati, indirizzati e incoraggiati, vincendo quella paura e quel timore reverenziale che è spesso normale quando ci si accosta ad un ambiente nuovo e sconosciuto.

Un'altra leggenda tra le più comuni è che il concorso notarile possa essere vinto solo da chi è figlio di un notaio; leggenda cui si accompagna spesso un altro mito (tanto stupido quanto offensivo nei confronti di chi ha studiato per anni pur di poter esercitare questa professione) secondo cui per superare le prove occorra corrompere i commissari sborsando cifre altissime.

In realtà chi inizia la pratica si accorge presto che la realtà è ben diversa; esistono centinaia di ragazzi, figli di notai, che non sono mai riusciti a vincere il concorso in questione, mentre al contrario esistono persone che lo hanno vinto pur provenendo da famiglie normalissime, della classe media o operaia.

Beninteso, non stiamo dicendo che questo sia un concorso in cui non esistono scorrettezze e che non abbia mai conosciuto la corruzione. Stiamo solo dicendo che queste scorrettezze non sono certamente la regola, se non altro perché i criteri con cui si selezionano i commissari rende di fatto difficilissimo riuscire ad avere una raccomandazione. In qualunque caso, le circa 200 persone che ad ogni concorso diventano notai, non possono essere tutte raccomandate.

In realtà la leggenda secondo cui solo i figli di notai possono vincere questo concorso ha senza dubbio un fondamento di verità; ma è diverso da quello che comunemente si crede. Il fatto è che questo concorso richiede un esborso di tempo e denaro notevole; e chi proviene da una famiglia benestante ha maggiori probabilità di arrivare alla meta senza problemi. Inoltre occorre il coraggio di studiare per anni senza nessuna certezza di poter un giorno diventare notai, e questo è un passo che non è facile da affrontare.

Chi è figlio di un notaio, invece, è talvolta avvantaggiato, perché, superata la fase iniziale dello studio e della pratica, può spesso lavorare proprio presso lo studio del genitore (continuando in tal modo a studiare); o perlomeno, pur svolgendo un altro tipo di lavoro, può non perdere mai il contatto con l'ambiente notarile (essenziale per essere motivati nello studio e per tenersi continuamente aggiornato).

La preparazione teorica

Quali consigli si possono dare per affrontare al meglio la preparazione in vista del concorso. Le materie da studiare sono tante e vastissime e vi troverete di fronte ad un mare magnum inestricabile. La prima cosa da fare è quindi quella di organizzare un piano di studio personale da seguire nei mesi successivi, evitando l'improvvisazione. Non è facile. Infatti, da una parte, studiare "a macchia di leopardo", senza un metodo ben preciso, può rivelarsi del tutto improduttivo e costituire una notevole perdita di tempo; d'altra parte, uno studio sistematico e approfondito di tutte le materie sembra un'impresa impossibile.

Ricordatevi, comunque, che ognuno ha un suo metodo di studio e deve applicare a se stesso quello che sente più congeniale; non esiste una formula per studiare, unica e valida per tutti. C'è un notaio di Viterbo che ha studiato decine di volte il Torrente, per poi leggersi tutte le sentenze e le note a sentenza degli ultimi dieci anni pubblicate sul foro Italiano; e un notaio di Roma che si è studiato tutte le monografie fondamentali sugli argomenti chiave del diritto civile, vincendo il concorso alla sesta volta. Sono entrambi metodi validi, per chi li ritiene tali, ma magari sconsigliati per la maggior parte delle persone.

E' utile quindi ascoltare i consigli altrui e farne tesoro, ma adattandoli alla propria personalità senza forzature. Se trovate che un testo, o un metodo di studio da altri consigliato, non va bene per voi, cambiatelo. A volte ci vogliono alcuni di mesi per orientarsi e trovare il proprio ritmo e un metodo adatto alle proprie esigenze.

In primo luogo consigliamo di studiare bene un manuale di base. Prima di affrontare lo studio approfondito di un qualunque settore del diritto civile, infatti, è assolutamente fondamentale avere un quadro organico e generale dell'intera materia. A questo fine consigliamo Trabucchi, Istituzioni di diritto civile, o Gazzoni, Manuale di diritto privato. Ottimo è anche il manuale di Barbero e decisamente buono quello di Trimarchi.

Nel momento in cui passate ad approfondire vi consigliamo di cominciare lo studio a partire dalla materia delle obbligazioni e del contratto in generale; qualunque settore del diritto civile, infatti, ha sempre collegamenti con i principi generali in tema di obbligazioni e contratti. Successivamente si possono studiare gli altri settori, a seconda delle preferenze o del programma svolto dalle singole scuole.

Oltre allo studio sui libri è assolutamente indispensabile tenersi sempre aggiornati sugli ultimi orientamenti giurisprudenziali e sui temi di attualità affrontati dalla dottrina, che spesso non vengono trattati nei libri di testo. A tal fine sarà necessario abbonarsi ad almeno una rivista giuridica (meglio se a più di una). Tra le varie riviste segnaliamo in particolare Vita Notarile, che periodicamente pubblica temi che poi vengono corretti nel numero successivo. Chiunque lo voglia può inviare i propri temi svolti alla redazione; autorevoli e preparatissimi giuristi provvedono a correggere i temi con precisione e con moltissima attenzione e le correzioni vengono pubblicate sul numero successivo della rivista.

Ottime alternative sono la Rivista del notariato, della Giuffrè, e Il Notariato, dell'Ipsoa.

Si tenga sempre presente che tra un'opera collettiva e un'opera scritta da un solo autore è sempre preferibile quest'ultima. Studiare su opere collettive (come il Commentario a cura di Cendon, o il trattato di diritto privato a cura di Rescigno) presenta sempre un grosso inconveniente, consistente nell'eterogeneità degli apporti dei singoli autori. Cosicché il lettore vi troverà sempre argomenti trattati in modo magnifico e argomenti trattati in modo pessimo; alcuni sintetici, altri prolissi fino all'inverosimile. Studiare invece su un'opera scritta da una mano unica (come il Diritto civile del Bianca, o il Diritto civile e commerciale del Galgano) significa che, una volta imparati pregi e difetti della trattazione prescelta, sarà poi più facile individuare quali argomenti approfondire e in che modo.

Consigliamo quindi, qualunque sia la scelta dei libri di testo che effettuerete, di prediligere opere scritte al massimo da due o tre autori e di usare le opere collettive come testi per un approfondimento successivo.

E' buona norma, poi, dopo aver acquisito una solida preparazione di base (cosa che può richiedere molti mesi), studiare su più di un testo, perlomeno per quanto riguarda le materie più importanti.

E' utile, per non dire indispensabile, studiare e approfondire monograficamente singole parti del programma (con articoli di riviste, monografie, sentenze ecc.).

Un altro buon consiglio è quello di studiare confrontando più testi, per poi fare un vostro personale riassunto scritto. Questo metodo, che può sembrare a prima vista dispersivo, non lo è affatto: in primo luogo migliorerà il vostro modo di scrivere, facendovi diventare sempre più veloci; in secondo luogo il riassunto che voi avrete preparato vi rimarrà sempre, pronto per essere consultato e ristudiato in pochi minuti ogni qualvolta ce ne sarà bisogno.

La preparazione pratica

Uno dei problemi che incontrerete studiando per il concorso notarile è relativo alla corretta redazione di un atto notarile. Al momento del concorso dovrete infatti avere una padronanza e una sicurezza pressoché totale nella stesura di tutti i principali atti. Di conseguenza vi dovrete esercitare molto, in modo da far sì che la redazione dell'atto diventi un meccanismo quasi automatico. Al concorso un'incertezza nella stesura di un atto o un dubbio sull'inserzione di una clausola può portare via molto tempo e pregiudicare la buona riuscita della prova, vanificando anni e anni di studio. Insomma, non è permesso impiegare mezz'ora per decidere se nell'atto va inserita la dichiarazione INVIM; e se nell'atto compare un cieco o un muto o un sordo, non potete perdere un'ora per stabilire se occorre la presenza dei testimoni, se è obbligatorio dare lettura degli allegati ecc.

Dovete quindi imparare a redigere tutti i principali atti notarili con sicurezza e celerità. Per riuscirci non è ancora stato individuato un metodo sicuro e preciso. Alcune indicazioni vi vengono in genere fornite dalle scuole di notariato; buona parte del lavoro, però, dovrete farla da soli, copiando gli atti più importanti dal formulario, oppure utilizzando un libro di temi svolti, tra quelli che vi segnaliamo nella bibliografia.

Le scuole

Per prepararsi al concorso notarile non è necessario - in teoria - seguire alcuna scuola specifica. Molti superano il concorso senza aver mai seguito alcun corso; si tratta però di mosche bianche, persone particolarmente intelligenti o comunque dotate di ferrea volontà, che hanno digerito da sole 10-20.000 pagine di libri, che hanno compilato decine di atti notarili copiandoli da un formulario senza morire dalla noia.

La maggior parte dei comuni mortali, invece, trae notevoli vantaggi seguendo una buona scuola. A seconda dell'impostazione seguita, alcune di esse forniscono un buon supporto teorico, perché spesso vengono tenute lezioni su argomenti molto importanti, ma difficili da rintracciare nei testi. Nella maggior parte dei casi, però, ogni scuola fornisce un bagaglio di consigli, lezioni e altri strumenti che possono rivelarsi decisivi per superare il concorso con sicurezza.

Molte scuole sono organizzate dai consigli notarili delle principali città italiane. Alcune di esse sono veramente pessime, mal organizzate e con lezioni di bassissimo livello. Altre - pur con i limiti dovuti allo scarso numero di ore in rapporto alla vastità del programma - sono decisamente buone (ad esempio ricevono un giudizio abbastanza lusinghiero le scuole dei consigli notarili di Roma, Padova, Napoli e Milano). Ottima è la scuola del notaio Santangelo a Napoli.

In linea di massima, prima di iscriversi ad un corso di notariato, consultate bene il programma; controllate il numero di ore dedicato alle singole materie e verificate che sia attribuito sufficiente spazio alle materie più importanti, cioè il diritto commerciale, il diritto dei contratti e delle obbligazioni, le successioni. In particolare è importante che la scuola dedichi un certo numero di ore alla legislazione notarile e alle tecniche di redazione degli atti. Preferite inoltre le scuole che assegnano temi da svolgere a casa e che poi vengono corretti individualmente; è importante infatti capire fin dall'inizio se il proprio stile nello scrivere è sufficientemente chiaro e completo, per poter correggere subito eventuali errori di impostazione.

Ultimamente sono nate numerose scuole private, e in qualche caso è possibile seguire i corsi per corrispondenza. Alcune forniscono, a carissimo prezzo, dispense che dovrebbero essere di aiuto nello studio. Chi di noi le ha provate non ne è rimasto soddisfatto. La correzione dei temi era insoddisfacente; le tracce dei temi proposti, poi, erano decisamente non in linea con quanto viene richiesto al concorso; basti dire che tra tutti i temi proposti e che abbiamo dovuto svolgere (30 temi!) non era previsto alcun atto che implicasse un trasferimento immobiliare. Quanto ai titoli erano del seguente tenore: "Tizio concede un prestito a Caio per la somma di L. 100.000.000: redigete l'atto e parlate del mutuo". Le dispense erano a livello di vera a propria truffa; in un caso ci è capitato che le dispense inviate comprendessero - oltre a materiale di scarso livello complessivo - addirittura un esteso commento agli articoli sul bilancio delle società. Ora, già di per se non è facile capire che utilità possa avere per il concorso notarile un commento al bilancio delle società; ma ciò che più ci ha lasciato sconcertati è stato che gli articoli commentati erano quelli anteriori alla riforma.

In linea di massima, quindi, prima di iscrivervi a scatola chiusa, informatevi bene: chiedete il nome di chi correggerà i temi e chiedete di visionare preventivamente i titoli per verificare che siano adeguati alla preparazione che volete raggiungere.

 

Capozzi

Un cenno a parte merita il corso di notariato di Guido Capozzi, che si tiene a Napoli, in vicolo Cimarosa. Alle sue lezioni vengono ragazzi da tutta Italia, isole comprese.

Questa non è una delle tante scuole di notariato che si tengono in tutta Italia, ma è LA scuola di notariato. Seguendo il suo corso si può avere quasi tutto quello che serve per diventare notai; i consigli giusti (bibliografia, segnalazione degli argomenti più importanti), l'impostazione del metodo di studio, un metodo casistico nell'affrontare la materia che non annoia e prepara nel modo dovuto ad affrontare le problematiche che poi si presenteranno in sede di concorso.

Capozzi non si può criticare. O si ama o si odia. Pochi lo odiano; ma un dato di fatto è che la metà dei notai italiani è stato allievo di Capozzi. Anche quelli che lo odiano finiscono alla fine per studiare sui suoi libri o sui suoi appunti; solo che negano spudoratamente di aver mai letto una riga scritta da lui. Quando un libro è scritto bene, in modo chiaro e sintetico, ma completo al tempo stesso, si dice che è Capozziano, aggettivo che qualifica anche coloro che sono stati suoi allievi. Insomma, Capozzi ha creato uno stile.

Il corso è biennale e si tiene con lezioni settimanali; si può scegliere se seguire il corso del lunedì, del mercoledì o del venerdì. Il primo anno vengono trattati contratto, obbligazioni e società. Il secondo anno volontaria giurisdizione (ottimo) e successioni. Il costo del corso è accessibile. Ciò che invece può risultare veramente oneroso per una famiglia a reddito fisso sono i costi delle mance che è obbligatorio rilasciare al custode del parcheggio adiacente alla scuola, che - per chi usa la macchina - risulta superiore al costo totale della scuola (mance definibili in termini strettamente giuridici come "non obbligatorie ma allo stesso tempo non facoltative", categoria che parte della dottrina annovera tout court nell'ambito dell'obbligatorietà).

Per coloro che non sono di Napoli, però, lo shock dei primi tempi può essere notevole; infatti tutto è organizzato con il metodo, la fantasia e il caos che è tipico dei napoletani. Le lezioni vengono tenute al piano terra della sua abitazione. Ci si trova così per quattro ore a stretto contatto di gomito senza avere la possibilità di muovere nemmeno un muscolo. Trovarsi al centro della sala e sentire il bisogno di andare in bagno può essere un'esperienza devastante.

Chi riesce a seguire il corso per due anni senza soccombere non solo ha buone possibilità di vincere il concorso ma sarà preparato ad affrontare le più dure esperienze della vita.

Tutti i Capozziani si pongono comunque da anni la stessa incessante domanda: perché il presidente Capozzi non dà alle stampe tutti i suoi appunti? Noi speriamo che un giorno lo faccia. In tal modo, senza dubbio, il numero dei frequentanti si ridurrebbe, perché molti di coloro che devono affrontare ore di viaggio in treno, auto o traghetto per poter avere i suoi appunti e seguire il suo verbo si risparmierebbero la fatica. Ma in compenso ne deriverebbero vantaggi per tantissime persone. Molti guadagnerebbero notti di sonno e migliorerebbero la loro qualità di vita; le lezioni sarebbero frequentate da poche centinaia di studenti (cioè quelli più motivati e/o per i quali il viaggio è più comodo), ma quei pochi lo seguirebbero in tutta tranquillità, senza perdere neppure una parola, sicuri di poter andare al bagno a metà della lezione e di poter accavallare le gambe quando lo desiderano.

 

 

 

 

I codici da portare al concorso

Al concorso possono portarsi solo i codici non commentati e le leggi. Ovviamente i codici non possono essere annotati a mano, né possono contenere appunti.

Scegliete un codice civile che abbia il maggior numero di richiami possibile. Quando si è acquista una certa preparazione, infatti, le note di richiamo possono essere utilissime per farvi ricordare concetti e nozioni. In determinati casi capita che le note possano suggerirvi intere parti del tema. Prendete in considerazione l'ipotesi di portare più di un codice.

Il giorno precedente al concorso i codici vengono controllati attentamente ad uno ad uno. Se proprio non volete rinunciare a prendere qualche appunto, magari a matita, nella speranza che i commissari non se ne accorgano, è bene che siate previdenti, e che il giorno della consegna dei codici portiate nella borsa un codice nuovo (e intonso) di riserva: se il codice con le vostre annotazioni non supererà la selezione, potrete sempre consegnare quello di riserva.

In genere i commissari ammettono le sottolineature; così nel corso dei vostri studi può essere utile sottolineare le parole chiave di ogni norma (quelle parole, per intenderci, che si ricollegano a concetti chiave o servono a riportarvi alla mente concetti collegati con la parola sottolineata), in modo da aiutare la memoria nel momento in cui si cercherà di ricordare freneticamente cosa si può scrivere su quel determinato argomento.

In qualunque caso potrebbe sempre capitare un commissario che non accetti neanche un codice sottolineato; per prudenza, quindi, sarà bene portarsene uno di riserva.

Consigli per lo svolgimento delle prove

Le prove scritte durano tre giorni. La più difficile è in genere quella attinente all'atto inter vivos, in quanto la parte pratica può anche essere di una difficoltà estrema.

Possono capitare compravendite, mutui, transazioni, ma anche atti più complessi, come atti costitutivi di società, verbali di assemblea, fusioni ecc.

L'atto mortis causa e il ricorso di volontaria giurisdizione, invece, sono in genere più semplici (per quanto riguarda la parte pratica; la parte teorica, invece, è ugualmente difficile).

La parte pratica del tema deve essere redatta in modo ineccepibile. Il candidato, infatti, deve dimostrare di avere padronanza nella redazione dell'atto notarile, senza mostrare incertezze. Anche se spesso i commissari sono concilianti verso quelli che appaiono evidentissimi errori di distrazione, in alcuni casi un errore nell'atto può pregiudicare una preparazione durata anni.

Finita di scrivere la parte pratica, quindi, è consigliabile leggere attentamente l'articolo 51 della legge notarile, che indica analiticamente gli elementi essenziali dell'atto, controllando che il vostro elaborato contenga almeno tutto ciò che è richiesto dalla norma in questione.

In linea di massima è preferibile prima redigere l'atto e poi scrivere la parte teorica. In tal caso una buona regola è quella di non apporre la firma delle parti e del notaio se non all'ultimo momento, quando avete completato anche la parte teorica. Fino all'ultimo momento, infatti, è possibile che vi venga in mente un particolare essenziale da aggiungere all'atto che inizialmente avevate dimenticato. In tal caso, se l'atto non è stato firmato, sarà possibile rimediare alla vostra distrazione con una postilla; se invece avete già apposto le firme non vi resta altra possibilità che ricopiare tutta la parte pratica (con notevole perdita di tempo e soprattutto con conseguenze negative sul vostro stato d'animo).

Per quanto riguarda la parte teorica, per ogni prova scritta viene richiesta la trattazione di 2, 3 o anche più argomenti; inoltre occorre redigere la motivazione dell'atto. E' dunque essenziale essere sintetici, ma al tempo stesso completi, e centrare l'argomento del tema senza divagare. Non esiste una regola generale sulla lunghezza del tema, perché molto dipende dallo stile individuale, oltre che dal contenuto; in qualunque caso, se si è sintetici, un tema di 4 facciate è sicuramente sufficiente.

In genere i temi proposti si prestano ad essere risolti in due o più modi. Il candidato è libero di scegliere la soluzione che preferisce, purché sia ben motivata. Tuttavia, se una traccia si presta ad essere risolta in più modi, è sempre bene scegliere la soluzione conforme all'indirizzo prevalente, specie se giurisprudenziale. Ciò per due motivi: in primo luogo perché non tutti i commissari sono aperti ad accettare soluzioni difformi; in secondo luogo perché il notaio deve redigere un atto il più possibile inattaccabile; il che implica che più ci si discosta dall'indirizzo prevalente più si corre il rischio di stilare un atto che poi è censurabile in sede giurisdizionale. Consigliamo quindi di non prestare troppa fede a chi sostiene che "qualunque soluzione, purché ben motivata è accettabile"; sarebbe meglio dire che "qualunque soluzione - purché trovi un diffuso consenso a livello dottrinale e/o giurisprudenziale - se ben motivata è accettabile".

Evitate gli errori di ortografia e di sintassi. Se ripetuti possono ingenerare il sospetto che non conosciate bene la lingua italiana, e ciò può portare all'esclusione dal concorso.